Vino

Fior d'Arancio: il Moscato Giallo dei Colli Euganei

Da Petrarca ad Arquà alle bollicine del Monte Pirio: che cos'è il Fior d'Arancio, come si beve e dove assaggiarlo.

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Luciana Dias — 2 min di lettura — ottobre 2026

Calice di Fior d'Arancio dei Colli Euganei

Monte Pirio, Colli Euganei, 2023

"Fuggo la città come un ergastolo e scelgo di abitare in un piccolo villaggio solitario, in una graziosa casetta, circondata da un uliveto e da una vigna." Lo scriveva Francesco Petrarca nel 1371, dagli ultimi anni passati ad Arquà, sui Colli Euganei. La vigna è ancora lì, e il vino che oggi rappresenta questi colli ha un nome che sembra scritto per lui: Fior d'Arancio.

Che cos'è

Il Fior d'Arancio è il Moscato Giallo dei Colli Euganei, oggi DOCG. Il nome Moscato richiama il muschio, cioè il profumo; Fior d'Arancio dice di cosa profuma: zagara, scorza d'arancia, agrumi. In Italia il Moscato Giallo cresce anche in Trentino Alto Adige, dove si chiama Goldenmuskateller, ma qui, su suoli vulcanici, prende un'altra voce.

Si trova in più versioni:

  • Spumante dolce, la più conosciuta: bollicina fine, intorno ai 6-7 gradi, leggero e profumato.
  • Secco, fermo o spumante, per chi vuole il profumo senza la dolcezza.
  • Passito, da uve lasciate appassire, per il fine pasto.

Una storia lunga

Già nel Medioevo i colli erano apprezzati per il vino. Nel 1170 il monastero veneziano di San Zaccaria possedeva molti terreni vitati nella zona di Monselice. E i contadini del Pedevenda avevano persino una misura propria, la concola, con cui il loro vino veniva venduto a mercanti, nobili e amministrazioni religiose.

La visita: Maeli

Sul Monte Pirio, Elisa Disavanzo ha costruito Maeli puntando dall'inizio sul vitigno simbolo del territorio. Le vigne godono della differenza di temperatura tra le Dolomiti e la laguna di Venezia: giorni caldi e notti fresche che conservano gli aromi.

Il Moscato Giallo di Maeli esce in due spumanti. Uno immediato, metodo Charmat, con un finale di mandorla. L'altro è un metodo classico che resta 36 mesi sui lieviti: più concentrato, più preciso. Nel bicchiere lo spumante è giallo paglierino con riflessi verdi; al naso gelsomino, magnolia, agrumi e frutta bianca; in bocca bollicina fine e un'acidità che chiama il sorso successivo.

A tavola

  • Aperitivo: pane di segale o bruschetta con ricotta, noci e un filo di miele. È l'abbinamento che ci hanno servito da Maeli, e funziona.
  • Primo: un risotto alla faraona e mandorle, oppure una cucina asiatica leggermente piccante, dove la dolcezza e il profumo bilanciano il calore.
  • Secondo: branzino al vapore con timo e olio, chips di topinambur.
  • Dolce: crostate di frutta, torte agli agrumi, pasticceria leggera.

Perché resta

  • Un nome che è già un profumo. Il Fior d'Arancio si spiega da solo, e chi lo assaggia una volta lo riconosce.
  • Un vino per un luogo. Non esiste altrove, e per questo vale il viaggio.

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