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Roberto Cipresso: la montagna, le parole, il 43° parallelo

Uno degli enologi italiani più conosciuti al mondo, tra la lezione della montagna, l'idea di un vino che si fa capire e la Quadratura del Cerchio.

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Luciana Dias — 1 min di lettura — ottobre 2026

Roberto Cipresso

Intervista in diretta su Instagram, febbraio 2021. Aggiornata a ottobre 2026.

Roberto Cipresso è uno degli enologi italiani più conosciuti al mondo. Prima del vino, però, c'era la montagna: il desiderio di salire, di misurarsi con la fatica e con i propri limiti. Quando gliel'abbiamo chiesto, nella nostra prima intervista in diretta, ha raccontato che vino e montagna insegnano le stesse cose: convivere con la paura, conoscere le proprie capacità, rispettare la natura anche quando non è d'accordo con te.

Farsi capire

Sul linguaggio del vino Cipresso ha un'idea precisa, e la affida a una frase dello scrittore Folco Portinari: la competenza non si misura con un linguaggio più sofisticato. La cultura del vino, per lui, è farsi capire. E l'autenticità si perde quando il marketing parla più forte delle persone.

La Quadratura del Cerchio

Il suo progetto più personale ha un nome da enigma matematico: il quadrato che non riesce mai a eguagliare l'area del cerchio. È un vino costruito attorno al 43° parallelo, la linea immaginaria che in Italia attraversa terre di grandi uve autoctone. Il Sangiovese è la base, con Montepulciano e Sagrantino; affina 18 mesi in rovere francese.

Nel bicchiere: melograno, ciliegia e ribes, poi tabacco e pepe nero. Elegante senza essere austero, vellutato senza essere pesante.

Perché resta

  • Un'idea prima di un'etichetta. Il 43° parallelo è un racconto che si ricorda anche senza aver assaggiato il vino.
  • Parole semplici, competenza alta. È la lezione più utile per chiunque serva vino.

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