Luoghi
Veneto vulcanico: tre territori tra basalto e bollicine
Gambellara e Montebello, i Monti Lessini, il Soave: la mappa del Veneto vulcanico in quattro anni di degustazioni, cantine, salumi, formaggi e sentieri.
Read in EnglishLuciana Dias — 5 min di lettura — ottobre 2026

Tra Vicenza e Verona, dal 2022 al 2026
Quando si pensa ai vini vulcanici italiani, la mente va all'Etna. Ma tra Vicenza e Verona c'è un Veneto nato da antiche colate laviche: colline di basalto e tufo, bianchi tesi e salini, una bollicina che pochi conoscono. In quattro anni lo abbiamo attraversato più volte, tra degustazioni, cantine, salumifici e frantoi. Questa è la mappa, divisa in tre territori.
Perché il basalto si sente nel bicchiere
Il suolo vulcanico drena bene, scalda il terreno e costringe la vite a scavare. Nel bicchiere questo diventa spesso tensione, sapidità e profondità. "Minerale" è una parola usata spesso a vuoto; qui, almeno, ha un'origine riconoscibile. Ma attenzione a generalizzare: come hanno dimostrato le ricerche di Suavia nel Soave, il "terreno vulcanico" cambia volto da una vigna all'altra.
Due uve raccontano questo Veneto. La Garganega, che sul basalto perde un po' di morbidezza floreale e guadagna verticalità e sale. E la Durella, buccia spessa e acidità altissima, nata per la bollicina.
1. Gambellara e Montebello Vicentino: il basalto come identità
Identità Basaltiche
Dieci cantine tra Gambellara e Montebello Vicentino, unite non da uno stile ma da uno stesso suolo: Casa Cecchin, Cavazza, Corte Capitelli, Cortenera, Dal Maso, Menti, Sordato, Tenuta Maule, Cantina Tonello e Volcanalia. Hanno scelto di raccontarsi insieme, mettendo il territorio prima del marchio. In un vino italiano abituato alla frammentazione, è una scelta rara.
Selvaticamente
Il percorso enoturistico del progetto prende il nome da Selva, luogo d'origine tra Gambellara e Montebello. "Selvatico" qui non vuol dire natura incontrollata, ma una vite inserita in un equilibrio naturale prima ancora che produttivo. Si cammina tra le colline e si assaggia lungo la strada.
Corte Capitelli
Nella Conca d'Oro di Montebello Vicentino, una cantina giovane che ha già una voce compiuta. Nel maggio 2026 ne abbiamo degustato sei annate di Garganega vulcanica, dal 2015 al 2020, insieme a Roberto Cipresso. La racconto per intero in un articolo dedicato: Corte Capitelli, sei annate di Garganega vulcanica.
2. Monti Lessini: la terra della Durella
L'uva
La Durella è citata già negli Statuti di Costozza del 1290, e il nome viene dalla buccia spessa: durus acinus. L'acidità era così alta che un tempo si allungava il vino con l'acqua. I vignaioli hanno imparato a domarla, e oggi la sua energia è perfetta per il metodo classico.
La denominazione
La DOC Monti Lessini nasce nel 1987. Il Lessini Durello deve contenere almeno l'85% di Durella; il resto può venire da Garganega, Pinot Bianco, Chardonnay e Pinot Nero. Si trova fermo, Charmat, passito e soprattutto metodo classico, con lunghi affinamenti sui lieviti. Quando l'abbiamo visitata, nel 2022, la zona contava poco più di 400 ettari di Durella, tra le valli veronesi (Illasi, Tramigna, Alpone) e quelle vicentine (Chiampo, Agno, Leogra).
Durello & Friends
Nel novembre 2022, a Villa Cordellina Lombardi di Montecchio Maggiore, la ventesima edizione del Durello & Friends ha riunito 20 produttori di Lessini Durello e altri metodo classico nati su suoli vulcanici in tutta Italia. Due masterclass, una sui suoli vulcanici e una sulla longevità del Durello sui lieviti. E un'idea di servizio che ricordo ancora: un sommelier personale per chi si avvicinava per la prima volta.
Cosa vedere
I basalti colonnari del Parco San Marco, prismi di roccia nati dal raffreddamento rapido della lava, sono una delle formazioni geologiche più rare della zona. A Montecchio Maggiore, i Castelli di Giulietta e Romeo: due fortificazioni medievali, ricostruite dagli Scaligeri a metà del Trecento, legate alla novella di Luigi da Porto che ispirò Shakespeare. Da lassù la vista abbraccia tutta la pianura, verso Verona e verso Vicenza.
3. Soave: il vulcano che invecchia
La longevità
Il Soave ha la fama di vino facile, fresco, da bere giovane. Soave Seven, nel settembre 2023 a Eataly Verona, ha dimostrato il contrario: dodici vini dal 2011 al 2016, guidati dal sommelier Michael Adami. Il più sorprendente era il Soave Vecchie Vigne 2011 di Tenuta Sant'Antonio, da viti di circa sessant'anni: pesca matura, mela cotogna, pietra focaia, ancora pieno di tensione. Accanto, il Vigneti di Foscarino 2016 di Inama, La Froscà 2016 di Gini, la Riserva 2012 di Villa Canestrari da uve leggermente appassite.
Suavia e "I Luoghi"
Nel cuore del Soave Classico, le sorelle Tessari hanno vinificato separatamente tre piccole vigne per mostrare quanto possa cambiare la Garganega da una vigna all'altra. La racconto per intero in un articolo dedicato: Suavia, tre vigne e tre sorelle.
La Strada del Vino Soave
Nata nel 1999, riunisce circa 130 soci tra cantine, agriturismi, ristoranti e produttori, da Verona alla Val d'Alpone. Propone percorsi come la Vecia Via della Lana, che passa dal Castello di Soave, il sentiero Sulla via dei Fossili e la passeggiata dei 10 Capitelli. E da assaggiare, oltre al Soave, c'è il Recioto.
Le tappe a tavola
- Ca' Rugate, a Montecchia di Crosara: il Soave Classico Monte Fiorentine, ricco e sapido, e l'Enomuseo, con oltre 150 attrezzi di cento anni di vita contadina.
- La Casara Roncolato, a Roncà: la Sopressa di Brenton, con denominazione comunale, stagionata nelle cantine naturali del borgo senza interventi tecnologici. Dalla stessa famiglia vengono i formaggi che hanno accompagnato la verticale di Corte Capitelli.
- Prosciuttificio Soave: 3.000 metri quadrati e circa 30.000 prosciutti, stagionati da 18 a 24 mesi e controllati uno a uno con l'ago d'osso di cavallo, la spillatura.
- Frantoio Fornaro, a Montecchia di Crosara: una famiglia, 350 ulivi di otto varietà, due oli dal carattere opposto.
Le colline del Soave sono state riconosciute dalla FAO come Patrimonio agricolo di importanza mondiale.
Perché resta
- Un suolo che si vede. Il basalto è un'immagine forte: si tocca, si fotografa, si ricorda.
- La coesione come messaggio. Dieci cantine che parlano con una voce sola sono più credibili di dieci che parlano da sole.
- Il vino dentro un paesaggio intero. Salumi, formaggi, olio, castelli e sentieri: qui si viaggia, non si fa solo degustazione.
- Il tempo come prova. La Garganega vulcanica invecchia, e chi la assaggia a dieci anni non la guarda più come un vino semplice.
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