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48 ore ai Colli Euganei
Acqua termale, due ville, una vigna sul Monte Venda, la ceramica di Este e il Fior d'Arancio: l'itinerario di due giorni che rifarei.
Read in EnglishLuciana Dias — 3 min di lettura — ottobre 2026

Colli Euganei, maggio 2023
A mezz'ora da Padova, una manciata di coni vulcanici si alza dalla pianura. Le acque termali ai loro piedi si usano dall'epoca romana; sui versanti ci sono ville del Cinquecento, ulivi, boschi e vigne. Due giorni bastano per capirli, se si accetta un ritmo lento. Questo è l'itinerario che rifarei.
Giorno 1, mattina: l'acqua
Si comincia ad Abano, dove gli alberghi termali come GB Thermae Hotels lavorano con la stessa acqua calda che i Romani già conoscevano. Non è un dettaglio da depliant: la geologia vulcanica che scalda queste acque è la stessa che fa i suoli delle vigne. Il resto del viaggio parte da qui.
Giorno 1, pomeriggio: due ville
Villa dei Vescovi, a Luvigliano, costruita tra il 1535 e il 1542 per il vescovo di Padova Francesco Pisani su progetto di Giovanni Maria Falconetto. Oggi è del FAI, e le logge si aprono direttamente sulle vigne: è il modo migliore per capire che qui il vino è sempre stato parte del paesaggio colto.
Poi Villa Selvatico, a Battaglia Terme: iniziata nel 1593, finita nel 1647, con una cupola, torri merlate e un parco all'inglese che sale sulla collina.
Giorno 1, sera: la tavola
Due strade, a seconda dell'umore. La cucina contemporanea di Incalmo, costruita sugli ingredienti del territorio, oppure la tradizione dell'Antica Trattoria Ballotta a Torreglia: risotto agli asparagi in primavera, piselli, pasta fresca.
Giorno 2, mattina: la vigna
Ca' Lustra Zanovello, sul versante sud del Monte Venda, il più alto dei colli. Azienda di famiglia dal 1977, biologica: 42 ettari, di cui solo 25 a vigna, il resto ulivi, bosco e pascolo. Già questa proporzione dice molto. A guidarci è stata Linda Zanovello, dalla vigna alla bottiglia.
Da assaggiare qui, o in qualunque cantina dei colli, il Fior d'Arancio: Moscato Giallo, secco, spumante o passito, che profuma esattamente di quello che dice il nome. È la firma dei Colli Euganei.
Giorno 2, pomeriggio: le mani
Este, città murata ai piedi dei colli, è la tappa che non mi aspettavo. Qui la ceramica ha una storia che parte dalla preistoria: le terrecotte conservate al Museo Nazionale Atestino lo raccontano meglio di qualsiasi guida. Da allora la produzione non si è mai fermata, dall'epoca romana al Rinascimento.
Il capitolo moderno ha un nome legato alla moda. Negli anni Cinquanta Giovanni Battista Giorgini, l'uomo che a Firenze organizzò le prime sfilate dell'alta moda italiana, acquistò la storica manifattura Franchini, vicino al teatro settecentesco di Este. Restaurò l'edificio, ritrovò gli stampi antichi e cominciò a lavorare con gli artigiani per unire forme storiche e design contemporaneo. Il nipote, Giovanni Battista Fadigati, ha continuato quel lavoro con artisti e case di moda.
Oggi Este Ceramiche Porcellane è una bottega viva. Si vedono le mani al lavoro: modellazione, tornio, smaltatura, decorazione a pennello. Ci sono il bianco e blu, i motivi floreali, le forme barocche. Visitandola ho capito una cosa che vale anche per il vino: anche la ceramica nasce dalla terra, prende forma con il tempo e va guardata con calma.
Al ritorno, una sosta a Torreglia per il museo Luxardo, aperto nel marzo 2023: la storia di una famiglia e del suo Maraschino, distillato a pochi chilometri dalle vigne.
L'ultima ora: il giardino
Se c'è tempo, l'ultima ora va al Giardino di Villa Barbarigo a Valsanzibio: un giardino all'italiana di circa 350 anni, fatto di labirinti, simboli e allegorie. Nel maggio 2022 ci abbiamo portato i nostri ospiti per "Le Perle dei Colli Euganei", un pomeriggio a numero chiuso con venti ospiti: la visita guidata del parco con Daniela Casa, guida turistica abilitata, poi la degustazione dei vini del territorio, Fior d'Arancio compreso. È ancora il modo in cui chiuderei il viaggio.
Perché resta
- Un ordine preciso. Acqua, villa, tavola, vigna, bottega, giardino. Il viaggio ha una sua logica, e il vino arriva quando sei pronto ad ascoltarlo.
- Un vino che si ricorda. Il Fior d'Arancio non si confonde con niente altro.
- Le mani prima del calice. La ceramica di Este prepara a guardare il vino come un'opera artigianale.
- La proporzione di Ca' Lustra. 25 ettari di vigna su 42: un'azienda che non coltiva solo uva, ma paesaggio.
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