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Suavia: tre vigne, tre sorelle, una Garganega

Nel Soave Classico, le sorelle Tessari hanno vinificato tre piccole vigne nello stesso modo per far parlare solo il suolo. Il progetto "I Luoghi".

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Luciana Dias — 2 min di lettura — ottobre 2026

Le sorelle Tessari di Suavia

Soave, marzo 2024

Nel cuore del Soave Classico, sulle colline orientali, la famiglia Tessari coltiva Garganega da generazioni. Oggi Suavia è guidata dalle tre figlie, Meri, Alessandra e Valentina, ognuna con una specializzazione diversa. "Raccogliere questa eredità è stato naturale per noi", ci ha detto Meri. "Siamo entrate in azienda con l'obiettivo di rimodernarla, dando un'identità chiara alle nostre uve."

Quell'identità ha un nome: "I Luoghi".

Un esperimento di precisione

L'idea è semplice e rigorosa. Tre piccole vigne di proprietà, tre vini dalla stessa uva, la Garganega, vinificati separatamente ma nello stesso identico modo: 14 giorni di fermentazione in acciaio, 12 mesi di maturazione, 24 mesi di affinamento in bottiglia. Duemila bottiglie in tutto. Se i vini sono diversi, la differenza la fa solo il luogo.

Per leggere i suoli, le sorelle hanno lavorato con il pedologo Giuseppe Benciolini, insieme a Valentina, enologa dell'azienda.

Tre vigne, annata 2020

Fittà

Un ettaro custodito gelosamente, con viti di circa settant'anni. Il suolo ha due strati: il primo evoluto e strutturato, il secondo ricco di rocce basaltiche alterate. Nel bicchiere: giallo paglierino chiaro, agrumi e pompelmo, una rusticità sana e note sulfuree; in bocca acidità spiccata, croccantezza, sorso lungo.

Castellaro

Piantato nel 1970, tra i 200 e i 220 metri, su un suolo moderatamente profondo e ricco di scheletro. È il più elegante: paglierino con riflessi dorati, pesca bianca e mela, un'acidità alta che tiene a bada la concentrazione del frutto.

Tremenalto

In località Moscatello, circa due ettari esposti a ovest, tra gli 80 e i 130 metri, con una pendenza forte. Tre tipi di suolo diversi su un substrato di basalti alterati. È il più esuberante: frutta gialla matura, mineralità accentuata, profondità e tensione, finale di mandorla.

Cosa insegnano

La ricerca ha mostrato che i tre suoli condividono la stessa origine vulcanica, ma con una grande varietà di espressioni. Parlare di "terreno vulcanico" in generale, quindi, non basta. Il Soave non è un vino solo: è un mosaico, e Suavia ne ha messo in bottiglia tre tessere.

Perché resta

  • Un metodo che si capisce. Stessa uva, stessa cantina, tre luoghi: anche chi non sa nulla di suoli vede la differenza nel bicchiere.
  • Tre persone, una voce. Tre sorelle con competenze diverse che firmano un progetto comune.
  • La rarità ha una ragione. Duemila bottiglie non sono un'operazione di marketing, ma il limite di tre piccole vigne.

Suavia fa parte del Veneto vulcanico che raccontiamo nella nostra mappa: Veneto vulcanico, tre territori tra basalto e bollicine.

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